Panem et circenses…

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Jennifer Lawrence era OVUNQUE, peggio della rucola tra i denti, sempre in mezzo come il giovedì, lei con i suoi vestiti scintillanti da redcarpet e il suo visino da Bridget Jones ringiovanita ed infighettata. Si parlava di archi e di frecce, di una specie di reality show, si parlava di Hunger Games e io, ferma ancora coi lacrimoni all’epilogo di Twilight, mi ero persa l’inizio di una nuova saga che sembrava stesse sconvolgendo l’intero pianeta. Ho sempre avuto bisogno dei miei tempi da bradipo strafatto di ansiolitici, ma questa volta, forse presa anche dall’esasperazione, senza pensarci due volte, la sera di Natale, il primo acquisto sul mio nuovo e sfavillante Kindle (ringrazio il mio fidanzato per avermi buttato in un tunnel senza via d’uscita) è stato il capitolo iniziale dei “Giochi della fame”.

Questi generi un po’ fantasy non mi avevano mai appassionato granchè ma avevo letto da qualche parte (giuro non è farina del mio sacco altrimenti la mia situazione di disoccupazione cronica non mi sarebbe così affezionata) che l’autrice aveva creato la propria storia semplicemente guardando la televisione e mescolando le immagini di guerra e di reality show che ormai si alternano in essa come se nulla fosse; tutto questo era teso a sottolineare l’assuefazione che ormai noi, in quanto telespettatori, abbiamo nei confronti della morte, impattante quanto uno stupido microcefalo chiuso in una casa, intento a sparare scoregge e uccidere congiuntivi.

Così, con tale prospettiva ben impressa nella mente, mi sono buttata in questa nuova esperienza e…in una settimana ho letteralmente divorato l’intera trilogia. La trama è molto semplice se vogliamo: una ragazza, combattuta sentimentalmente tra due gnocchi paurosi (chi non la può capire oggigiorno?!?), viene spedita, anno dopo anno, in un’arena dove la regola principale, imposta dal perfido governo di Capitol City, è ammazzarsi finchè si può, arrivando ad un unico vincitore ricoperto d’oro, fama e soprattutto cibo. Non sto a svelarvi il finale, odio le persone che al cinema, facendoti gomitino ti dicono “No guarda questa scena…io quando l’ho vista la prima volta non potevo credere che l’avrebbero ucciso così…dai non si puo!”; vi risparmio l’isteria e l’odio incalzante nei miei confronti e mi limito a consigliarvi questa lettura. C’è chi dice che è semplicemente una delle tante storie che vanno di moda in questo periodo, un’americanata alla Avengers (che per altro io amo), ma è doveroso, innanzitutto, fare una distinzione tra i libri e i film: Suzanne Collins è in grado, con la sua dialettica semplice ma efficace, la ricchezza di particolrti e dettagli, di proiettare il lettore in questo mondo di fame e crudeltà estrema, di creare quell’empatia coi personaggi, rara da percepire, soprattutto in persone diffidenti e distaccate come la sottoscritta. Ho letto e provato reali sensazioni: la paura di Katniss, la dolcezza di Prim, l’amore di Peeta, la disperazione di Haymitch; ho pianto, riso, sospirato, trattenuto il fiato sino a quando le pagine non sono finite e mi ha pervaso un’immensa soddisfazione.

Non è un fantasy e basta, Hunger Games è la nostra vita, una realtà in cui la violenza non ci fa più né caldo né freddo, in cui gli atti di bontà sono sostituiti dall’egoismo più infimo, un mondo in cui sono i più potenti a decidere chi deve vivere bene, chi ai limiti della sopravvivenza e chi invece deve morire, più per menefreghismo che per reali motivi. Non c’è nulla in Panem che non si possa trovare nella nostra quotidianità: violenza, sottomissione, lotta, dolore, noncuranza accanto all’amore, sacrificio e coraggio. La vita è fatica e solo per pochi eletti PANEM ET CIRCENSES.

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4 pensieri su “Panem et circenses…

  1. Certamente , qualcuno pensera’ che sono di parte, ma e’ talmente evidente che scrivi bene e che lo hai sempre fatto fin dalle elementari. Io penso sia un DONO che pochi hanno e che dovresti sfruttare a tuo favore…perche’ non incominciare a scrivere un libro? Brava amore mio sei una Grande !!!!!!!

  2. La mamma è pur sempre la mamma! Grazie a te se il mio cervello macina ai 200km/h! Un po’ pazza, un po’ sulle nuvole, musona e riflessiva, semplicemente la tua immagine riflessa allo specchio! Grazie me!

  3. Premetto che non ho letto Hunger Games (Oh God!) perchè al momento non ho voglia di impelagarmi in una saga, comunque mi pare di cogliere una somiglianza, per l’ambientazione distopica e il tema della violenza, a La lunga marcia di Stephen King. Non so se come autore ti piace, ma te lo consiglio e se lo leggi fammi sapere che ne pensi 😉

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