Gaio, l’antico gelataio!

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“Io sto con Marta” è un progetto a cui mi sono appassionata in particolar modo per la storia che questo libro racconta e sottintende, l’utopia di un fronte comune in risposta ad una crisi contro cui, invece, tendiamo a non opporre mai una reazione concreta. L’autore stesso, l’esordiente Giorgio Ponte, ha dovuto subire in prima persona i danni della situazione di stallo in cui riversa ormai da troppo tempo il nostro “Belpaese”, un’Italia in cui la creatività e la laboriosità delle nuove generazioni vengono viste come un pericolo agli occhi dei soliti quattro “vecchiardi” , che giammai sposteranno il loro regal deretano al fine di lasciarci spazio (e si, qui mi ci metto di mezzo anch’io dall’alto del mio anno pieno di disoccupazione).

Oggi però mi manca la volontà di polemizzare, è giovedì, la mamma stasera fa gli gnocchi e mi ha appena comprato il Dvd di “Cattivissimo me2”, per cui il sole splende, gli uccellini fan cip cip e ho un nuovo libro sul comodino, pronto per essere deliziosamente divorato.

“Io sto con Marta” è pura speranza, ottimismo, positività: racconta la storia di un ragazzo siciliano  che dopo miriadi di risposte negative da editori ed agenti, ha deciso coraggiosamente di autopubblicarsi ed ora, grazie alle innumerevoli sfighe del suo alterego femminile Marta, sta risalendo la classifica dei Best seller di Amazon. Io sono per natura un soggetto negativo, tendente al pessimismo cronico, cerco di concentrarmi sempre sul risvolto nero che una situazione possa presentare, quasi a volermi preparare al peggio; non vi dico i film mentali che mi sono fatta negli ultimi mesi, riguardanti il mio futuro: “povera me, la mia laurea è carta igienica, di quelle anche un po’ grezze che irritano il popò, non troverò mai un lavoro, finirò a vendere fiammiferi per strada ma anche lì non avrò successo perché arriverà una bimba più sfigata di me, cieca col mocciolo al naso, che mi spodesterà in quattro e quattr’otto”. Lo so, la domanda sorge spontanea, “Ma questa è scema?!”, e invece no, non sono scema, va beh forse leggermente sopra le righe, ma meno di un mese fa, alle 2 di notte, sotto chili e chili di piumino, alla flebile luce della mia abat-jour, ho scoperto che Marta la pensava esattamente come me. Lei, siciliana, laureata in Scienze della Comunicazione, dopo uno stage non pagato, un impiego da gelataia ai lavori forzati, alla fine supera i suoi schemi mentali e…CE LA FA!

Qui sorge spontanea la seconda e più importante domanda, quella che ognuno di noi, ragazzi laureati le cui speranze sono rovinosamente scivolate nello scarico insieme al wc net fossa biologica (ogni tanto non nego di svegliarmi nel cuore della notte perseguitata dall’incubo dei nanetti che mi urlano “puzza, puzza, che puzza”): “ma se Giorgio/Marta ce l’ha fatta, perché non posso farcela anche io?”.

Questo è il potere straordinario del libro, la sua capacità di farti sperare ancora in un futuro e di farti, con un sorriso, ritirare i fiammiferi nel cassetto.

Bravo Giorgio Ponte.

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