أيس كريم

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Wikipedia (lo so, avrei fatto una figura migliore citando lo Zanichelli ma non prendiamoci in giro, un doppio click è più comodo ed indolore rispetto ad un mattone sulle ginocchia) definisce l’integrazione come l’insieme dei processi sociali e culturali che rendono l’individuo membro di una società. Ai giorni nostri non c’è tematica più diffusa, attuale, bistrattata di questa fantomatica omologazione, perché in fondo è di questo che si discute: l’uomo, per sua stessa natura, ha paura di ciò che gli è differente perché vive di conferme che lo aiutano a sentirsi parte di un tutto. L’uomo è un essere debole, “massificatore”, deve poter avere il controllo su ciò che lo circonda e possedere un equilibrio che trova nella linearità degli eventi. Ci si deve integrare a tutti i costi, perdendo però di vista il reale significato di tale nobile processo: non c’è infatti scritto da nessuna parte che accettando questo indissolubile patto di “fusione” si debba perdere la propria identità, rinnegare origini, tradizioni, culture; ciò che è fondamentale è il rispetto, bisogna rispettare la diversità altrui, questa è la reale integrazione. Dicendo questo non mi sto schierando da nessuna parte ma estendo il mio discorso ad ogni individuo dotato di un quoziente intellettivo superiore ad un pistacchio, né esclusivamente a noi occidentali, né al resto del mondo, perché molto spesso si cade nell’errore di addossare la responsabilità del fallimento integrativo solo ad alcuni ma, per ripetermi, DO UT DES.

“Oggi forse non ammazzo nessuno” di Randa Ghazy racconta la storia di una laureanda italiana di origine egiziana; sembra un gioco di parole ma Jasmine è italiana, parla italiano, mangia italiano, vive a Milano, ma possiede una propria identità costruita anche su valori appartenenti ad un altro mondo, quello musulmano. Eppure ogni giorno si trova a combattere contro preconcetti che la fanno sentire diversa, il bel biondino che le chiede delucidazioni sulla poligamia, o le amiche che criticano la sua scelta di preservare la propria verginità sino al matrimonio. Jasmine si definisce un Jinn, un genio della lampada sospeso fra un mondo angelico e l’umanità, “buono ma anche un po’ incazzato, perché a volte dannatamente incompreso”.

Lo ammetto, molto spesso tendo anche io a far di tutta l’erba un fascio, a guardare con disprezzo e diffidenza l’individuo la cui cultura non mi appartiene ma affrontando certe letture realizzi quanto non ci possa essere nulla di più stupido ed insensato; certo Jasmine stessa (e l’autrice attraverso le sue parole) ammette l’esistenza di un becero estremismo nella cultura musulmana, per cui il Corano viene letto ed interpretato come maggiormente conviene, ma c’è anche chi vive semplicemente la propria religione, con regolarità e devozione.

Questo libro gioca a freccette e colpisce il centro, lasciando ben poco spazio alle repliche; per questo ci tengo a concludere il mio post con una citazione, a cui credo nessuno possa aggiunger nulla: “…ti rendi conto che fai parte di un universo così straordinariamente complicato, eterogeneo, eclettico che ognuno è solo portatore della propria idea e difensore della propria identità. Esiste una comunità, una umma, ma al suo interno scalpitano e hanno voglia di esprimersi innumerevoli sfumature. Tu sei solo una di quelle. Nessuno sarà della tua stessa identica tonalità. Mai. Puntini necessari come in un quadro…”.

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3 pensieri su “أيس كريم

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