Miao

9788856631807

Sono ufficialmente uscita da due giorni di letargo totale, fatto un bagno lungo tre vite, caricato una lavatrice ed ora mi ritrovo qui, lo schermo davanti al naso ed i tasti che, con fare ipnotico, mi sussurrano “Schiacciami…schiacciami”. Mi ero ripromessa di non scrivere tutti i giorni; c’è stato chi mi ha consigliato di lasciare il tempo, a coloro che mi seguono, di desiderare un mio articolo (se così possiamo chiamarlo) ma, riflettendoci su, io scrivo per me stessa, senza nulla togliere a nessuno, e, se devo forzarmi a non utilizzare questa mia valvola di sfogo, viene meno tutta la sua utilità ed il suo scopo primario: rendermi libera.

Io ho un vizio stupido ed infantile, che mi rende recidiva nelle mie scelte: talvolta esse si rivelano un totale disastro, ma più spesso il mio sesto senso (mi piace definirlo così piuttosto che “cervello che fa coccodè”) mi porta a centrare il punto; si Eva, taglia corto, non fare come il tuo amato papà che, per parlarti del piatto di tagliolini che ha davanti, parte dal Pleistocene e gli pterodattili che planano come piccioni inferociti (lo sai papà che ti amo 🙂 ). Io scelgo i libri in base alla copertina: si mi piacciono le figure, i disegni, i colori; si l’anno scorso per Pasqua mi hanno regalato l’album di Rapunzel da colorare e si “Giò” l’ho comprato solo perché aveva un siamese in copertina! Una considerazione che va fatta è che io vivo in simbiosi con Trilly, il mio incrocio tra i gatti infimi e bastardi di un noto cartone Disney ed un  Sacro di Birmania, la mia trovatella nonché sorellina pelosa a cui avrei mancato enormemente di rispetto se non avessi acquistato un libro con il suo sosia come protagonista: io sapevo che non me l’avrebbe mai perdonata.

Così sono tornata a casa, sorriso a 32 denti, e gliel’ho mostrato con fare orgoglioso; non mi aspettavo di sicuro che si mettesse in ginocchio, anche perché credo che, per i gatti, sia anatomicamente impossibile, ma, dall’altra parte, qualcosa in più di quello sguardo interrogativo come a dire “Ma che, sei scema?”. Eppure, come sempre, aveva ragione: se anziché guardare la figura mi fossi concentrata sulla scritta a caratteri cubitali “Helen Brown l’autrice di Cleo” forse avrei potuto cogliere che si trattava di un seguito e che così avrei capito una emerita mazza! Che fare quindi? Di fianco all’enorme scritta “Giò” lessi “Quando non sai cosa fare, chiedi ad un gatto” e così fu; il suo occhiolino mi fece capire che non dovevo demordere ed iniziai la mia lettura. Il risultato è stato un colossale innamoramento per questo romanzo e la sua autrice, per quanto io debba ancora acquistare Cleo, me ne dimentico sempre.

Tralasciando il fatto che sia semplicissimo conoscere i personaggi e le relative vicende, l’autrice racconta la storia di una famiglia come tante altre, gioie e dolori che contraddistinguono la quotidianità di ognuno di noi, il tutto arricchito dalla presenza di Giò, un cucciolo di tonkinese, mandato dal suo predecessore. E’ un romanzo semplice, che si legge con estrema facilità e piacere, in grado di veicolare un messaggio che per me è sempre stato punto focale della mia educazione e persona: il potere straordinario di un amico a quattro zampe. Non è un mistero che gli animali siano migliori di noi in tutto e per tutto, dotati di una linearità di pensiero ed una rettezza di vita sbalorditiva; essi sono in grado di insegnarci a vivere: Giò, ad esempio, riesce a far capire ad Helen come affrontare al meglio il rapporto genitoriale e come non demordere di fronte all’ennesima difficoltà.

Sono fermamente convinta che senza quegli occhioni azzurri sarei persa, il suo calore costante la notte, il potere calmante delle sue fusa, tutto ciò rende la mia vita migliore e la tinge di tonalità calde ed allegre. Una vita senza un animale non è vita, che esso sia un gatto, un cane, una tartaruga o un pesciolino rosso, perché è nella loro semplicità che siamo in grado di trovare il conforto necessario per affrontare la complicatezza di ogni giorno.

E come dice Helen Brown “…la felicità…è il peso di un gatto in grembo!”

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2 pensieri su “Miao

  1. Mi capita spesso di alzare gli occhi al cielo e da quando sono torinese,ammiro sempre il volo ampio e maestoso degli aironi cinerini.Non cosi ampio come gli pterodattili della mia infanzia,ma sempre sorprendenti nel loro volare……….

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