Il cioccolato tira su il morale

Oggi qualcosa devo scrivere, ne sento la responsabilità, il peso, non posso latitare così quando i miei piani originari prevedevano una “pseudo-recensione” ogni giorno; avrei mille libri di cui parlare, letture che di certo non devono finire silenziosamente nel dimenticatoio, hanno il diritto e la bellezza per diventare oggetto di discussione, anche se a parlarne sono io, un’emerita nessuno.

Oggi però è il giorno di nessuno: non c’è donna, uomo, bambino, gatto, cane, ananas, prugna, amaca, bomba, onda che abbia attirato la mia attenzione, che occupi in maniera invasiva la mia psiche, costringendomi a tradurla in parole e a liberarla dalle barriere di una singola mente isolata. Sento di non dover parlare di qualche libro in particolare, non renderei giustizia ai suoi contenuti, non ne discuterei con il dovuto entusiasmo; credo capitino a tutti quelle giornate di “sciopero intellettivo”, in cui la prospettiva di qualsiasi impegno che possa avere direttamente a che fare coi nostri pensieri incontra un encefalogramma piatto?

Per cui mi dispiace ma oggi è un’altra di quelle giornate in cui darò libero sfogo alle mie pazzie represse ed ognuno di voi è libero, come sempre, di mandarmi a quel paese amichevolmente! Prometto, non sarò prolissa e noiosa, cercherò di concentrarmi sull’obiettivo senza digressioni inutili e sproloqui stile nonna papera, anche perché, in realtà, il punto è molto chiaro e sarebbe ben difficile perdere il filo del discorso (ma con me non si può mai sapere): ci tenevo a ringraziare le tante persone che mi hanno sostenuto in risposta al mio post “Oggi niente gelato”, per rimanere in tema di pensieri scritti a casaccio.

Quel giorno mi ero alzata particolarmente giù di corda, il lavoro che finalmente pensavo si potesse concretizzare si era appena aggiunto alla lista delle innumerevoli prese per il culo (concedetemi il termine ma di questi tempi l’esasperazione rende scurrili) e la mia già poca autostima, come ben avete letto, rasentava il livello larva morta. Così, per aggiungere ulteriore carne al fuoco ed autocommiserarmi per benino, avevo iniziato a scrivere delle mie sfighe; le poche volte che avevo provato a parlare dei miei problemi a persone fisicamente presenti accanto a me, il risultato era stato un connubio di occhi alzati verso il cielo e sbuffata alla “spengo il fuoco e salvo la mamma di Bambi”. La mia paura ad aprirmi era quindi più che giustificata ma ne sentivo il bisogno irrinunciabile e il peggio che fosse potuto succedere era la più totale indifferenza, e a quella ero già ampiamente abituata.

Non mi sarei mai aspettata un sostegno così diffuso: per la prima volta nella vita mi sono ritrovata a sorridere di fronte a commenti così sinceri, importanti, disinteressati e spontanei che mi hanno entusiasmato e commosso; non sono una persona che cerca negli altri la forza per andare avanti ma sarei una bugiarda ed un’ingrata se non vi esprimessi la mia riconoscenza. E’ come se avessi trovato il mio posto, circondata da persone in grado, nonostante la mancanza di una reale conoscenza, di comprendere le mie sensazioni più profonde, gioie e disagi, persone a cui non pesa regalare un sorriso senza ottenere nulla in cambio ed è raro, davvero raro. Qui posso dire di aver trovato il mio mondo, ed ogni giorno ringrazio me stessa per aver iniziato questo percorso.

Quindi, tirando le somme, ciò che volevo dire era un semplice GRAZIE di cuore.

Eva

ps. Ho iniziato a scrivere la mia storia 🙂

 

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17 pensieri su “Il cioccolato tira su il morale

  1. Quando si parla, cioé si scrive nel nostro caso, di se stessi con sincerità, anche le risposte sono sincere perché c’è sintonia di intenti.
    Dunque questo l’incipit della tua storia. bene aspettiamo il seguito.

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