Torino è la patria del Gianduiotto

ministero_della_bellezza

Non avrei mai aperto il mio blog non avessi avuto una passione irrefrenabile per la lettura, la scrittura, la necessità di comunicare con altre persone sogni, paure, ambizioni ad un livello che superasse la superficialità imperante in questi tempi. Ho ventiquattro anni, sono laureata, disoccupata ed angosciata, una ragazza tenace che ha perseguito i propri obiettivi sino al termine, senza mollare mai, e ha finito per sbattere il muso contro una realtà che nega il futuro a chi, in teoria, dovrebbe costruirlo. Ho voglia di fare, mettermi alla prova e il mio non è un discorso qualunquista alla Miss Italia “Vorrei la pace nel mondo”, io realmente voglio potermi sporcare le mani, emozionarmi alla prospettiva di realizzare ciò per cui ho sudato, pianto, gioito in tutti questi anni di sacrifici. Allora perché non posso vivere la mia crescita, perché non posso avere un futuro MIO?

Cause di forza maggiore, si dice, la situazione in cui riversa il Paese, decenni di sotterfugi, scorciatoie, egoismo e magna magna, per i quali, non si sa bene il motivo, sono le nuove generazioni a doverne sopportare le conseguenze. Ci si lamenta ogni giorno della “fuga di cervelli” dal nostro bel paese, un’espressione che mi ha sempre fatto spuntare un sorriso, giungendo poi alla consapevolezza che persone completamente sprovviste di quest’ultimo non potrebbero utilizzare altra terminologia per manifestare il proprio dissenso. Fa paura la prospettiva di rimanere nella propria merda senza qualcuno a cui demandare!

Si sono arrabbiata, si ho pensato spesso di andarmene, si non me ne frega niente di abbandonare il mio paese in questa situazione perché io non ho fatto nulla per provocarla e si, per quanto poco io creda in me stessa ultimamente, sono consapevole di valere molto di più di qualche “colloquio-presaingiro”.

Marco Lazzarotto con “Il Ministero della bellezza” delinea la sagoma di un’Italia, non più in mano a chi va a braccetto con l’euro e la coppola, ma sono le persone belle a detenere il potere: in poche parole fai se sei sufficientemente attraente, biondo, boccoloso e desiderabile, altrimenti ciccia (nel vero senso della parola). Il protagonista Matteo Labrozzo è uno scrittore torinese il cui indiscusso talento letterario non si è mai tradotto realmente in un successo di pubblico. La situazione degenera ancora di più quando la sua vita viene investita dalla Callistocrazia, ovvero una nuova forma di governo basata sulla bellezza. Norme restrittive, camicie bianche, sacchetti di plastica da usare come copricapo, sono le sfumature di una realtà che pone ai vertici chi non ha né arte né parte se non la fortuna di essere venuto al mondo con le misure giuste, lasciando ai margini chi invece meriterebbe davvero le luci della ribalta.

Un’esasperazione che poco si distacca però dalla reale situazione italiana, dove il reality show parlamentare si alterna ai Bunga Bunga e magliette dai dubbi significati; alla fine che sia di bellezza o ignoranza sempre di superficialità si parla no?

Preferisco non aggiungere altro, sarebbero parole sprecate di una povera illusa, per cui, incattivita più che mai, posso solo consigliarvi di leggere questo libro: è in grado di farci sorridere e ridicolizzare una situazione che ci sta distruggendo giorno dopo giorno!

Gianniiiiii l’ottimismo è il profumo della vita!!!

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5 pensieri su “Torino è la patria del Gianduiotto

  1. Ciao, che cosa sai fare nel mondo che ti può rendere utile ed assumibile?
    Che valore aggiunto puoi apportare?
    Punta a queste domande e risposte e falle capire agli altri.
    Daniele Vanoncini

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