E se il gelato non esistesse?

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Quando ero piccina sognavo di vivere in una casa sull’albero: natura, animali, sole e pochi pensieri esclusivamente positivi. La degna conclusione di tutte le mie aspettative da bimbetta speranzosa è stata un’esistenza immersa nel traffico, caos, vociare e nebbioso inquinamento cittadino. Ma in fondo i sogni sono desideri di felicità e ai giorni nostri essa è più rara di un Dodo estinto; a chi non piacerebbe vivere in un mondo privo di sotterfugi e piccoli sgambetti, dove realmente il lavoro nobilita l’uomo e la sua famiglia, unita da un affetto profondo e sincero esattamente come quello che ci lega agli altri componenti della nostra comunità? Bello si, ma l’essere umano oggi come oggi è troppo “sporco” e corrotto per lasciarsi andare ad una limpida esistenza, per rinunciare al proprio ego fagocitante a favore di una condivisione sana della quotidianità. “Arcadia” di Lauren Groff analizza proprio questa sconfitta, l’impossibilità di vivere bene con gli altri perché troppo concentrati su se stessi; il progetto c’è, l’ideologia anche, una ristretta comunità di persone positive ed aperte, immersa in un mondo di musica, storie, gioia e felicità terrena. Basta un attimo, però, per trasformare quella massaia addetta alla preparazione del pane in una depressa cronica, il lavoratore a torso nudo in un cannabis-dipendente, la giovane donna dai capelli colorati  in una fragile preda del sesso libero; l’uomo è autolesionista, masochista, in poche parole ama rovinarsi la vita (e in questo aspetto decisamente ritrovo anche me stessa). Dovremmo imparare dagli animali, dalla loro linearità e bontà d’animo, privi di qualsiasi forma di malizia e cattiveria, spinti esclusivamente da un primordiale istinto di sopravvivenza; a mio giudizio semplicità è sinonimo di bellezza ed è appunto nel momento in cui siamo diventati schiavi di strutture più complesse di noi che abbiamo completamente smarrito la nostra. Shifra Horn parla di gatti, ahimè una mia debolezza indiscussa; esilarante ed estremamente fedele alla realtà (condivido la mia esistenza con tre mostri pelosi e questo libro è davvero senza “peli sulla lingua”, per quanto possa essere possibile), credo che la natura del romanzo sia perfettamente delineata dalle parole dell’autrice :” Tutti noi abbiamo bisogno di un amico del cuore. Uno che ci prenda per come siamo, che sia sempre a casa ad aspettarci e ci accolga con gioia, che ci ami di un amore incondizionato, che abbia sempre tempo per noi, che ci capisca senza bisogno di parole, che stia ad ascoltare le nostre pene senza caricarci delle sue, che sappia esprimere con teneri mugolii il piacere per le nostre carezze e dimostrarci riconoscenza ogni qual volta indovini le attenzioni di cui lo colmiamo. Un solo amico è così: il gatto.” Lungi dall’essere tutto rosa e fiori, la presenza di un felino “padrone di casa” è imponente e impossibile da trascurare, ma, dopo una fase di rodaggio della convivenza, un equilibrio in famiglia si può raggiungere; certo, in un nucleo i problemi sono altri, il rapporto tra marito e moglie, la propria serenità intellettuale a contatto con chi condivide la tavola con noi, e se a tutto questo aggiungiamo dei figli adolescenti la frittata è fatta, per quanto possa sembrare un piatto di uova strapazzate male. E’ un copione scritto e riscritto nei secoli: sono convinta che Luigi XIV odiasse sua madre esattamente come Saffo litigava col padre, folle di rabbia e vergogna di fronte alle preferenze della figlia. La mamma sarà sempre la mamma, un figlio diciassettenne sarà sempre stronzo ed insopportabile e il cane/gatto rivestirà controvoglia i panni del paciere. Leggete “La meraviglia delle piccole cose”, di Dawn French, e ridete di quanto, alle volte, possiamo essere stupidi e scontati.

Ultimamente bazzico poco da queste parti, troppe cose da fare, le giornate di sole 24 ore ed una stanchezza cronica mi stanno relegando in una zona di guerra dove non c’è spazio per me stessa; si può però compiere un atto di clemenza e perdonarmi di fronte al mio sforzo di oggi: tre libri al prezzo di due non si trovano nemmeno nei migliori supermercati!

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19 pensieri su “E se il gelato non esistesse?

  1. Dunque, siamo arrivati al punto di non ritorno? Il nostro scellerato egoismo ci porterà alla disfatta e non riusciremo ad invertire la marcia? Mi chiedo sempre come abbiamo potuto arrivare a tanto, come sia stato possibile che non ci siamo fermati in tempo… Sul fatto che gli animali siano più limpidi di noi non ho alcun dubbio e il gatto, naturalmente, è sempre il migliore!! 😉

  2. Un’altra gattara come me insomma!!! Per quanto riguarda il punto di non ritorno, sono convinta che ognuno di noi abbia nascosta una parte un po’ malvagia, in grado di portare alla deriva un’intera esistenza. Anche le persone più buone, per sopravvivere in questo mondo, devono scendere a compromessi, talvolta non così giusti! E’ una dura realtà

    • Ti ringrazio per i tuoi commenti sempre positivi…con te la mia autostima ha spesso delle piacevoli impennate 😀 Ti chiedo scusa per la risposta tardiva ma io e il mio blog non ci stiamo frequentando molto in questo periodo e spero di trovare un mio equilibrio molto presto 😦

  3. Pingback: E se il gelato non esistesse? (di Coppetta gusto Collins e Mazzantini | Evaporata narratrice

  4. condivido tutto, tranne la nota su Saffo: per verità storica, è difficile che il padre di Saffo provasse quello che potrebbe provare un borghese odierno dalla mentalità ristretta e infarcita di pregiudizi: al tempo l’omosessualità era una forma di comportamento integrato, con valore, nella socialità e nella civiltà greca e di altre aree…

  5. Ho due cani, ma non per questo non amo i gatti
    I gelati mi stanno un po’ sullo stomaco, ma da te li gusto volentieri
    Ciao, a presto
    Rodrigo

    • Basta amare gli animali in generale, gatti cani o coccinelle che siano 🙂
      Per i gelati ci sono anche quelli ad alta digeribilità, mi organizzerò per farteli trovare 🙂

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