Alle volte un cicchetto è meglio di un cono tre gusti

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Questa sera non mi va proprio di filosofeggiare, sarà il tempo, sarà l’operario che nella stanza accanto ha imbastito un rave party con le mie tapparelle ante-guerra, sarà che alle volte il cervello ci mette quel tantino in più a carburare e, sventolando bandiera bianca, si abbandona all’inerzia…Voglio fare la bimba, voglio parlare, scrivere, esprimermi così come viene, senza prestare particolare attenzione alle virgole e digressioni…voglio che sia una specie di stream of consciousness…sono Ulisse contro i Proci e guai a chi mi tocca Penelope e la sua tela!
Ho letto un libro, fin qui nulla di nuovo sul fronte occidentale, un romanzo assurdo, illogico, ai limiti dell’imprevedibilità: un centenario tendente all’alcolismo e all’omicidio fa comunella con un ladro solitario, un hippy onnisciente, veterinario e talvolta architetto, una donna con un elefante ed il capo di una banda i cui membri non si capisce se suonino musica classica o spaccino droga e polpette a lunga conservazione.
Jonas Jonasson scrive “Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve”, alla faccia del botulino, delle pinze dietro alle orecchie, delle creme al plutonio e, soprattutto, alla faccia dell’eterna giovinezza: si può campare 100 anni, è vero, tenersi in forma, tonici e reattivi, si può ricercare l’ipocrisia dei falsi sorrisi e dei “sembri molto più giovane”, si può scegliere di sembrare una ciambella glassata di rosa, un po’ lucida ed unticcia, ma alla fine, cari miei, non è più importante la qualità della quantità? Posso arrivare a 90 anni, con una proporzione di carne:plastica pari a 1:100, apparire più giovane, camuffare l’esperienza, ma sono le rughe, i segni di ogni vittoria e di ogni sconfitta a confermare una vita meritevole di tale nomea.
Per cui parlo a te, nonna dalla cofana permanentata e dagli occhi alla China Town, tu, proprio tu, medusa in liquefazione, puoi dire, dall’alto de tuo botulino e delle tue iniezioni di filler, di aver pranzato col generale Franco, alzato il gomito col Presidente Truman, conversato amabilmente con Mao Tse-tung e litigato con Stalin?
No? Bene a parer mio non ti resta che ammirare il palloncino all’elio che vedi riflesso nello specchio e piangere, ammesso e non concesso che i condotti lacrimali siano ancora percorribili.
Passo e chiudo!

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