In questo caso preferisco una birra

Una delle cose che ho sempre rimproverato ai miei genitori è il fatto di avermi lasciata sola, badate non loro direttamente, ma il fatto che non abbiano pensato che un domani avrei potuto aver bisogno di qualcuno al mio fianco, un fratello o una sorella insomma. La storia della nostra famiglia è particolare, lo devo riconoscere, e non abbiamo una collezione di rapporti fraterni idilliaci, ciò nonostante non nego che mi sarebbe piaciuto crescere e condividere, nel bene e nel male, la mia esistenza con qualcuno dello stesso livello. Questa consapevolezza si è fatta sempre più lampante soprattutto in età adulta, negli anni in cui ho dovuto iniziare a far fronte alla vita senza il materassino dell’incoscienza propria dei bambini, a cui giustamente ogni verità è edulcorata, anche la più atroce ed inaccettabile. Potrete tacciarmi di superficialità e ignoranza, ma è forte in me l’idea che affrontare la morte, la malattia, la perdita di ogni certezza sarebbe stato più facile se condiviso.

Prendete i fratelli Dunbar, protagonisti de “Il ponte di argilla” di Markus Zusak: loro sono 5, giovani ai limiti del “piccolo”, e completamente sprovvisti di qualsiasi maturità fisica ed intellettuale. La mamma muore, anzi prima si consuma in maniera lenta e crudele, e poi muore e il papà non ce la fa, letteralmente, e se ne va… insomma mollano tutti e due, perché per quanto i genitori ai nostri occhi siano sempre invincibili ed esentati da qualsiasi tangibile sofferenza, sono umani e possono non reggere il peso di tutta quella vita sulle loro spalle. I cinque fratelli rimangono soli, ad affrontare il grande mostro della perdita e dell’irreversibilità dell’esistenza, vorrebbero tornare indietro, cambiare le cose ma non è possibile e devono vivere e farlo con le proprie forze. C’è chi sorride in silenzio e corre fino a farsi sanguinare i piedi, chi urla e fa scommesse, chi adotta animali e chi fa a pugni ubriaco, trascinando per strada cassette delle lettere rubate, ma tutti loro, per quanto diversi, per quanto arrabbiati e tristi, per quanto desiderosi di solitudine e fuga, hanno il cuore colmo della vita degli altri. Ognuno esiste per sé ma anche per i fratelli, è un tacito accordo, un patto indissolubile che non per forza deve essere esplicitato.

Questo romanzo non mi ha subito conquistata, la prima metà l’ho trovata di difficile comprensione ed eccessivamente intricata ma dopo, dopo è stato impegnativo. Ieri sera l’ho riposto sul comodino, finito, con le lacrime agli occhi, non potevo fare altro. Perché al termine capisci tutto, capisci che arriva un momento in cui sei tu a diventare genitore dei tuoi genitori, sei più forte e meno stanco, arriva un momento in cui devi accettare che la vita può far terribilmente schifo ma devi comunque andare avanti, arriva l’attimo in cui prendi in mano le redini della situazione e conduci la gara, insomma fai quello che va fatto, a costo di perdere pezzi di te stesso lungo la strada. E alla fine raggiungi il traguardo, sorridi e ti guardi accanto. Ecco è qui che i fratelli Dunbar sono più fortunati dei figli unici come me: loro accanto hanno qualcuno che tace ma sorride, in quel modo pieno di consapevolezza in cui solo i fratelli sanno sorriderti.

24 commenti Aggiungi il tuo

  1. SenzaAlcunaLogica ha detto:

    ….🌹 I miei complimenti per aver provato a spiegare!

    1. Eva Guidi ha detto:

      Grazie…è molto difficile ma spero di esserci in parte riuscita 🙂

  2. SenzaAlcunaLogica ha detto:

    Si…☺️☺️☺️ Buona giornata!!!

  3. Alessandro Gianesini ha detto:

    Non ho letto il libro, ma capisco cosa vuoi dire: ci sono svantaggi in entrambe le condizioni (io sono figlio unico, perciò ti capisco) e se penso a eventuali problemi futuri… no, meglio non pensarci. Mio padre ha 5 tra fratelli e sorelle (4 rimasti) e mio nonno ha 95 anni, quindi non è una passeggiata. E ci stanno in 3 a darsi i turni, oltre alla badante: come farò io a fare altrettanto, se sarà necessario?

    Per fortuna ci sono gli amici, forse talvolta, sono anche meglio dei fratelli 🙂

    1. Eva Guidi ha detto:

      Purtroppo non ho avuto nemmeno questa fortuna…anche mia mamma è figlia unica e con i miei nonni le ho fatto un po io da sorella…guardando il lato positivo però, ho potuto godere della loro presenza di più così (per quanto ora la loro assenza sia devastante).
      Gli amici si, come si dice “sono la famiglia che ti scegli” però non so se riuscirei mai a farmi dare una mano

      1. Alessandro Gianesini ha detto:

        Già, però ti starebbero lo stesso vicini! 🙂

  4. Evaporata ha detto:

    Anch’io sono figlia unica e ho sentito tantissimo la mancanza di un fratello o una sorella.

    1. Eva Guidi ha detto:

      La mancanza di qualcuno che sai condividere la tua stessa esistenza…per lo meno sotto certi aspetti poi ovviamente ognuno ha il suo percorso…ma le basi come l’educazione, la famiglia, i valori, sai che sono gli stessi e penso sia confortante

  5. Paola ha detto:

    Anch’io figlia unica…..

    1. Eva Guidi ha detto:

      Siamo più numerosi di quanto pensassi!

      1. Paola ha detto:

        Visto? Mai soli alla fine del giro

  6. elenaelaura ha detto:

    Ho letto “Storia di una ladra di libri” e “Io sono il messaggero”. Questo autore ha un modo particolare di coinvolgere il lettore: non lo fa da subito, ma quando accade non riesci a smettere di leggerlo.

    1. Eva Guidi ha detto:

      Ho ordinato “Io sono il messaggero” ieri sera alla fine della lettura…mi ha lasciata spiazzata però la facilità con cui sono passata dal “questo romanzo non mi sta piacendo” a “mio dio voglio smettere di piangere e provare tutta questa empatia”…bisogna essere davvero degli scrittori di un certo livello

      1. elenaelaura ha detto:

        Sì, ho un ottimo ricordo di quel tipo di scrittura. Li ho letti un bel po’ di anni fa… “Io sono il messaggero” è davvero particolare e bello😉

      2. Eva Guidi ha detto:

        Vi farò sapere 😀

  7. eleonorabergonti ha detto:

    Pure io sono figlia unica e da piccola avrei voluto tanti avere un fratellino o una sorellina.

    1. Eva Guidi ha detto:

      Io lo vorrei ancora adesso 🙂

  8. Luca ha detto:

    Mi hai incuriosito, Eva… buon pomeriggio. 🙂

    1. Eva Guidi ha detto:

      Devi prepararti ad un viaggio impegnativo ma stupendo! Vale la pena faticare all’inizio, come per tutte le cose belle e soddisfacenti della vita 🙂

      1. Luca ha detto:

        Mi piacciono i viaggi impegnativi, Eva; grazie, buona serata! 🙂

  9. Rebecca's Light Scrive ha detto:

    Eccomi! Carissima Eva, sono un pò in ritardo nel dirti che il tuo post / articolo / testo (non ho ancora ben chiaro quale sia il termine più corretto da usare su WP), è bellissimo, a tratti commovente, a tratti una ferita aperta per l’onestà con cui hai rivelato una parte molto intima e condidenziale della tua vita, la classica storia che ci rovina l’esistenza perchè non è valida solo nel passato ma continua a fare male, e in qualche modo (o in molti modi) anche nel presente e quindi irrimediabilmente, continuerà ad essere una sofferenza, o un ostacolo, o una ripugnanza, (a seconda dell’oggetto), sempre.
    Detto questo, che ovviamente ci riguarda tutti, non per lo stesso motivo ma per la costanza di una piaga – ahimè – nella vita di ognuno, appunto, vorrei dirti che leggerò il libro perchè ne hai fatto una recensione bellissima!
    E poi vorrei dirti che sei forte, saggia, ironica e intelligente anche per due, o per tre, o per quattro… 😘 che i fratelli/sorelle non sono (quasi) mai cosi “fraterni” come ci si aspetta che siano ecc.
    Lo so, non ti ho convinta neanche un pò ma sappi che sei uno splendore…. chissà, magari devi ringraziare proprio “gli eventi” che alla fine hanno fatto sì che diventassi esattamente quella che sei, anche (e a maggior ragione?) da sola.
    Ciao!

  10. Eva Guidi ha detto:

    Non so come descriverti l’emozione che ho provato nel leggere queste tue parole…evidentemente per me questi sono i giorni della commozione 🙂
    Ti ringrazio carissima perché, oltre a fare oggettivamente piacere sentir dire certe cose di sé, comprendo che questo mio esercizio di scrittura in qualche modo riesce a trasmettere il messaggio.
    Inutile dirti che la stima è reciproca (avresti pagato per vedere la mia faccia mentre leggevo quel bellissimo racconto del “bagliore d’inverno”) e ti ringrazio davvero per avermi regalato più di un sorriso in una giornata partita in un modo un po’ rallentato! Grazie Grazie Grazie

  11. Markus Zusak è uno dei miei scrittori preferiti: ho letto “Storia di una Ladra di Libri”, “Io sono il Messaggero” e “Il Ponte D’Argilla”. Quest’ultimo è quello che mi è piaciuto di più. Anch’io commossa dopo averlo finito, l’ho riletto una seconda volta perché non riuscivo proprio a capacitarmi del fatto che quella storia che tanto mi aveva coinvolta emotivamente fosse già finita!

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