Io mangerei il gelato anche a Natale

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Mio papà si è sempre occupato di pubbliche relazioni e tutto ciò che è legato al marketing e alla comunicazione finì per affascinarmi sin da piccola. Così, dopo anni da incubo trascorsi rincorrendo Seneca e Plutarco, decisi di intraprendere Scienze della Comunicazione, un corso di laurea dai più considerato inutile e una facile scappatoia per conseguire il pezzo di carta, da me un percorso completo e per nulla semplice che continuerei a scegliere tornassi agli anni dei 7 caffè al giorno e dei libri fotocopiati “a sgamo”. Trovo geniale che determinate scelte, talvolta banali e sottovalutate, possano influire in maniera così decisiva sull’arbitrio altrui. Non tutti sanno che anche un colore, una forma, una parola, possono far scattare, in modo del tutto inconsapevole, il meccanismo decisionale del consumatore. La comunicazione è il più grande dittatore della storia, una frase che mi è venuta così, di getto, ora mentre scrivevo, che riassume però perfettamente il concetto a cui voglio arrivare. Per quanto possa essere affascinata da tutto ciò che soggiace ad una pubblicità televisiva, un messaggio radiofonico o un packaging accattivante, devo riconoscere che la comunicazione sia però un’arma a doppio taglio.

Prendiamo banalmente il periodo storico che tutti stiamo affrontando: siamo bombardati ogni giorno da una quantità smisurata di notizie, spesso contraddittorie tra loro, relative ad un virus intelligente che nei giorni pari colpisce i bambini, nei dispari gli assembramenti, ma solo dalle 23 in poi, un’entità scappata per sbaglio da un laboratorio cinese, dove lavorava una donna amante dei pipistrelli a colazione. Ora non voglio banalizzare la situazione, dai più vengo addirittura definita “talebana” nella mia gestione dell’emergenza (sarà che ho grande rispetto della vita altrui a differenza di chi mi circonda), ma cerco solo di farvi capire quanto la nostra conoscenza dipenda da ciò che gli altri ci comunicano. Sono i media che costruiscono la realtà dei fatti, non potrebbe essere diversamente, ma non sempre ciò che da essi viene trasmesso deriva da fonti autorevoli, che sono le uniche a cui dovremmo dar credito, soprattutto quando in gioco c’è la vita di migliaia di persone.

Sto straparlando e io odio quando qualcuno fa voli pindarici prima di arrivare al punto, ma giuro che un senso in tutto questo c’è; ho da poco concluso la lettura de “La ragazza nella nebbia” di Donato Carrisi, un avvincente thriller all’italiana, in cui una ragazzina di sedici anni fa perdere le proprie tracce l’antivigilia di Natale. In questo romanzo, ben costruito e che si legge tutto d’un fiato, ciò che maggiormente mi è rimasto impresso sono le parole del protagonista “La giustizia non fa ascolti, la giustizia non interessa a nessuno, la gente vuole un mostro e io le do quello che vuole”. Così l’agente speciale Vogel costruisce un vero caso mediatico, senza seguire le prove a disposizione della polizia ma tutto ciò che possa saziare la curiosità del suo pubblico. Non è nulla che si discosta troppo da quello che succede in qualsiasi caso di cronaca oggi giorno: quanti sono i lupi rivelatisi poi agnelli? quante sono le teorie complottiste e le sordide verità/calunnie che vengono attribuite alle vittime, ai carnefici, alle famiglie? E’ pur vero che ognuno può dire la propria, ma quanto, in certi casi, dare autorevolezza all’opinione di tutti è corretto e necessario? Lungi da me oppormi al diritto di parola, in caso contrario non potrei essere qui a sparare sentenze, ma ammetto di essere spaventata di fronte alla prospettiva reale che nessuno di noi sia poi in grado di conoscere la verità, ma solo la realtà edulcorata dei potenti.

Finisco quindi per invidiare l’eremita…lui non sa chi sia Mastro Lindo o lo Zoo di 105, cosa sia il Caffè di Gramellini o la posa plastica di Barbara D’Urso…l’eremita conosce sé stesso e il mondo che lo circonda ed è LIBERO di scegliere la propria versione dei fatti.

18 commenti Aggiungi il tuo

  1. Alessandro Gianesini ha detto:

    E’ stato meraviglioso capire seguire il tuo (s)ragionamento che è partito dall’infanzia per arrivare a parlare del libro, sai? Preferscio che si affronti così, con un “packaging accattivante” (e magari del tutto fuori contesto) l’argomento, piuttosto che un’incellofanata bella aderente, ma che risulta sterile e intoccabile.

    Ah, il libro non l’ho letto, ma ne ho sentito parlare un gran bene e quindi, visto che ho letto “Il suggeritore” di Carrisi e mi è piaciuto, sicuramente me lo accaparrerò e lo leggerò. 🙂

    1. Eva Guidi ha detto:

      Grazie…le mie non si possono definire propriamente recensioni ma ho sempre preferito affrontare il tema piuttosto che il testo, anche per non svelare troppo! Sono contenta tu possa apprezzare questo mio approccio 🙂

      1. Alessandro Gianesini ha detto:

        Mi piacciono le persone che ci mettono un tocco personale: si nota l’impegno 🙂

  2. Nonna Pitilla ha detto:

    mi è piaciuto molto questo tuo “raccontare” di un libro , l’ho letto e mi ci ritrovo molto! grazie

    1. Eva Guidi ha detto:

      Grazie mille!🙂

  3. Evaporata ha detto:

    Non ho mai letto niente di Donato Carrisi, però mangio il gelato tutti i giorni 😘

    1. Eva Guidi ha detto:

      Ti consiglio di leggere un suo libro mangiando un gelato!!😍

      1. Evaporata ha detto:

        😀👏👏👏

  4. tonycitylights ha detto:

    Mi mancavano davvero questi tuoi post deliranti ma sinceri e a tratti coinvolgenti. O forse mi mancavi tu. 😊 Io non ho letto il libro ma ho visto il film, purtroppo Carrisi non mi prende molto, ma il film non mi è dispiaciuto. 😉

    1. Eva Guidi ha detto:

      Sai che sono campionessa di “viaggi mentali” 😁

  5. Marcello Trombetti ha detto:

    Oltre a questo romanzo ti consiglio di leggere la Casa delle Voci e molto bello e mi sta piacendo molto

    1. Eva Guidi ha detto:

      Grazie! La scorsa settimana mi è arrivato “Il tribunale delle anime” ma il tuo sarà il prossimo 🙂

  6. newwhitebear ha detto:

    La comunicazione è ingannevole. Sta in noi capire e scegliere la versione più giusta che si adatti alla nostra personalità. A volte è facile scartare ò quello che è palesemente falso. A volte no e ci caschiamo dentro con tutti i due piedi.

    1. Eva Guidi ha detto:

      Però non credi che scegliere la versione più giusta per noi sia un po’ come coprirci gli occhi di fronte ai problemi?

      1. newwhitebear ha detto:

        sicuramente hai ragione ma la nostra mente seleziona e sceglie.

      2. Eva Guidi ha detto:

        Assolutamente…la cosa sbagliata sta nella pluralità delle versioni di un fatto

      3. newwhitebear ha detto:

        certo che è sbagliata la pluralità delle versioni. Alcune appaiono palesemente false ma altre sono ingannevoli

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