Tanti auguri e figli maschi

Harry ha sposato Meghan, il loro è l’emblema del perfetto amore sbagliato (o dell’amore sbagliato perfetto poco importa), la favola del principe azzurro che sposa la povera ragazza plebea, quella favola in cui lui le dice quanto sia fortunato ad averla accanto e lei si commuove struccata sulle note di stand by me…anche a me sono scese due lacrime, lo ammetto, ho dovuto lottare contro quel senso di vuoto enorme che ora accresce il buco nero delle cose perdute e rimpiante, proprio lì alla bocca dello stomaco.

Però ciò che più mi ha uccisa è stata proprio quell’imperfezione perfetta, quel divorzio e i festini alcolici di lui, le lentiggini e gli orecchini al naso, il gospel e la regina schifata…perché l’amore è questo, imperfezione, distruzione di preconcetti e lotta, tanta lotta…

Finché si ha la forza di combattere per ciò che si ama, per ciò che è importante, per ciò che può sembrare sbagliato ma è vita, allora si, li si ama incondizionatamente…

Allora oggi esprimo un desiderio per me stessa: che io possa trovare quel tormento, quell’uragano inarrestabile di gioia e sofferenza, che io possa trovare il mio Harry maledettamente complicato e perdutamente mio!

God Save the queen e i romantici maledetti!

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Mi ricordo la lavanderia Pautasso, il risotto giallo e la Lizzitiello, il gelato all’amarena che non mi è mai piaciuto, Pepa in tv e Miss Italia che non è la più bella, non se lo merita. Mi ricordo tante zanzare e la festa del paese, Furore e la porta della camera che va chiusa ma non troppo, i bigodini, le pecore del presepe che non stanno mai in piedi, la busta che il nonno riempiva sempre un po’ di più, di nascosto. Mi ricordo le diapositive, le partite del toro, la bambola della nonna bis, le mie Nike squalo che, su di te, facevano un figurone. Mi ricordo pane olio e pomodoro, Mugoglio e Eva 2000, la sedia fuori per strada nel “Burg rat”, la focaccia a  Laigueglia, la colpa che era sempre di Mario…mi ricordo tutto, anche gli interminabili litigi, la rabbia che racchiudeva tutto l’amore che ho avuto ed avrò, perché in cuor mio c’è sempre stata la spietata consapevolezza che in realtà fossi più simile a te di quanto volessi. Testa alta fino alla fine, grande guerriera, mano nella mano fino alla fine, grande nonna

Bella

Una cosa che mi ha sempre affascinato è lo scorrere inarrestabile ed imprevedibile delle nostre vite…tu credi fermamente di poter scegliere, fare delle ipotesi fondate su ciò che possiedi tra le tue mani e reputi inconfutabile, un punto fermo che solo tu puoi decidere di smussare, ampliare o contenere. Tu hai in pugno la tua vita, ci pensi e sorridi perché tutto intorno a te suggerisce l’idea che il tuo essere abbia un potenziale enorme, la tua personale bacchetta magica e niente e nessuno può poi alla fine fare molto per impedirti di vivere come desideri. Poi succede qualcosa e il palcoscenico cambia, i personaggi, le loro caratterizzazioni, le dinamiche che sino a quel momento erano scritte, indelebili in quella sceneggiatura che avevi scelto come percorso di vita. Certo, questo non vuol dire per forza che il cambiamento sia un peggioramento, ma ti destabilizza e non permetto a nessuno di negarlo. Siamo barchette che in un mare in tempesta devono ritrovare il proprio equilibrio senza lasciarsi affondare. E qui sta il vero problema…la forza d’animo non è poi così scontata e costa fatica, tanta fatica, è una lotta continua contro se stessi, una guerra contro chi eri e che deve accettare il fatto di dover evolversi, adeguarsi, cambiar forma…ma combatte, altrochè se combatte…si attacca artigli e denti contro la propria sagoma e non la vuole mollare per qualcosa che già per il fatto di essere nuova spaventa. Lasciati andare, forse è questo il miglior suggerimento che possiamo dare a noi stessi, fidati di chi sei, perchè frutto di una continua evoluzione e se sei arrivato fin qui è perchè quei cambiamenti che ti hanno tanto spaventato negli anni sei stato in grado di superarli egregiamente. Ci vuole tempo, pazienza, lacrime, dolore, ma sono convinta che anche questa volta TU sarai, conclusa la lotta, ancora più bella…

Sarà difficile diventar grande

Una settimana fa era difficile da accettare, oggi è impossibile…

Non so ancora se tutto questo faccia parte di un qualche crudele gioco delle parti, in cui c’è realmente chi ha diritto di decidere la tua felicità, di strapparti alla vita perché é giunto il momento, sai anche tu quanto poco ci credessi…quello che più mi fa male é l’immediatezza, quell’istante che non ti concede proroghe, o sei pronta o ti arrangi, la vita è questa, la vita fa schifo e devi tirar fuori una forza che non puoi avere, altrimenti rimani indietro, impantanata in una sofferenza che ti é piovuta in testa in un secondo, un attimo in cui tutto é cambiato. 

E parlo di crudeltà si, perché smetti semplicemente di esistere, tu che evidentemente avevi il diritto di essere tutto per qualcuno solamente perché respiravi, mangiavi, dormivi, non lo so…ma da te non ho avuto carne, sangue, vene e sinapsi, ho avuto amore inarrestabile, appoggio,  esempio costante, rimproveri ed emozioni; non posso accontentarmi di chiudere il tuo involucro da qualche parte, io voglio sapere dove sei finito!

Si sono arrabbiata, non so con chi dovrei esserlo, ma lo sono…voglio che qualcuno mi spieghi tutto questo chi lo ha stabilito, perché non sento più la tua voce al telefono, perché non posso più dire “ho bisogno di lui”. 

Sei stato, dall’istante stesso in cui ho aperto gli occhi, il grande amore della mia vita, il mio punto di riferimento, l’unica certezza che mai avrei messo in discussione e ora ti chiedo : cosa devo fare?

Dovrei convincermi che sei qui accanto a me, la tua mano stretta intorno alla mia come 7 giorni fa? 

Mi manchi nonno, mi manchi da morire… 

 

Un cono fragolina di bosco…provenienza: Transilvania

Ogni sera era sempre la stessa storia…tralasciamo il fatto che avessi una paura incontrollabile per il buio (fobia che mi accompagna tutt’ora), la “messa a dormire” per me era un trauma…non saprei spiegarne l’origine, ogni bimbo ha il proprio mostro sotto il letto e, come Disney ci insegna, il più delle volte pelo folto, stazza elefantiaca e occhi a palla sono le caratteristiche principali. Ma, giustamente, ieri ho parlato dell’essere strani, diversi, insomma particolari ed io sicuramente mi distinguevo già a cinque anni per qualche turba mentale…io avevo i vampiri sotto il letto! Cosa possa portare una frugoletta con la frangia spessa e i fuseaux con i lamponi a temere un mostro che appartiene più ad una sfera “adulta” che infantile non posso saperlo, fatto sta che Dracula non vedeva l’ora di trasformarmi in pipistrello.

La comicità della situazione risiede nel fatto che ultimamente il vampiro va di moda, il rosso Valentino è stato sostituito dal rosso sangue e Giuliano di Kiss me Licia soppiantato da Edward Cullen “un diamante è per sempre”. Continuando in ogni caso a parteggiare per i lupi mannari, mi sono dovuta adeguare, superando la fase “bimbaminkia” di Twilight, attraverso un’innumerevole quantità di serie tv da far invidia al più frequentato studio dentistico. Insomma, negli anni anche ai miei occhi la figura del “succhiasangue” ha perso di credibilità; dove sono finiti i mantelli neri e i visi scarni, i canini a punta e le occhiaie peste? Cosa sono tutti sti brillantini, fisici scolpiti e marmorei, gli ormoni impazziti? E’ mai possibile che io abbia trascorso così tante notti in bianco temendo un povero ragazzo dall’anima maledetta?

Finalmente, dopo anni di interrogativi e mancata rassegnazione, l’altro giorno di nuovo quel brivido lungo la schiena, il sonno instabile ed il terrore dei cinque sensi: è tornato nel mio immaginario il vero Dracula, quello crudele e spietato, assetato di sangue. Richard Matheson, nel suo “Io sono leggenda” (che nulla ha a che fare, alla fine della fiera, col film), ci proietta in un mondo dove speranza, futuro, vita, sono concetti privi di valenza e significato: un solo sopravvissuto contro una nuova società di assassini per bisogno. Conclusa la mia lettura, ho faticato, in nome dei vecchi tempi, a prender sonno, non perché avessi paura di un pipistrello in trasformazione sul mio balcone, piuttosto per la presa di coscienza che i vampiri non sono leggenda, che i vampiri esistono realmente. L’autore ci descrive il concetto di normalità come qualcosa di legato alla maggioranza,una maggioranza che uccide per guadagnarsi il rispetto e l’ammirazione dei suoi simili, traendo divertimento dall’omicidio stesso, autorizzato e giustificato da un bisogno superiore e giusto. Con che coraggio noi oggi possiamo rifiutare la veridicità di questa leggenda, con che faccia possiamo negare di essere completamente in balia dei più spietati vampiri che potessimo immaginare?Davanti a bimbekamikaze, popolazioni sterminate, uomini freddati per strada, chi ha l’audacia di affermare che il conte Dracula non esiste? Sta a noi non permettergli di trasformarci in leggenda.

“E’ notevole la velocità con cui ci si adegua all’incredibile: basta vederne a sufficienza!”

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Pisis, il gatto dalla coda a porcello

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Avete ragione, chi ha iniziato a seguirmi su questo blog vuol leggere articoli su libri, consigli letterari, e ultimamente è come se avessi perso un po’ la bussola, la mia direzione nativa…ma la mente non ha barriere, non deve aver limiti di sorta, e se il mio mondo è bello perché non rendevi partecipi?

Lui è Bizet, da me chiamato Alpise (perché si sa, alle volte i neuroni scioperano), ed è il nuovo acquisto di casa…C’è, però, un solo criterio di selezione sul quale non possiamo transigere per far entrare qualcuno nella nostra famiglia un po’ “allargata”: essere speciali!!!

Per cui dopo Matisse, il grande saggio, Pippo, l’amore della mia vita un po’ rotto, insieme a Trilly la peripatetica e Leopoldo il santo subito, ora è arrivato lui, il micio dalla coda a porcello. Di razza pura norvegese, i suoi allevatori non sapevano che farsene perché nato con una malformazione alla coda e quindi “invendibile”. Perfetto, Peppo Pig ora è nostro, e con la sua coda a ramoscello di vite rende ogni giornata la più assolata possibile.

Tutto questo per dirvi che ogni giorno ringrazio chi di dovere perché il mondo è pieno di gente che non capisce un cazzo, e questo permette a me, e chi mi accompagna a braccetto, di godere del meglio della vita!

Evviva chi non capisce niente, un grazie di cuore, davvero ❤

Quanto ci starebbe cioccolato e pistacchio?

Caro 2015,

sono già trascorsi 17 giorni dal tuo inizio e l’impegno per affrontarli non è di certo mancato. Ogni anno mi ritrovo a fare un punto della situazione, perché, diciamolo, affrontare un accurato esame di coscienza più volte nell’arco dei tuoi 365 giorni è eccessivamente autodistruttivo e comporterebbe un’operazione di critica, smantellamento e ricostruzione che si può sopportare solo agli albori del nuovo anno.

Maggiormente ora che è un capitolo archiviato, non amo molto parlare del 2014, periodo di crescita, maturazione e bla bla bla, ma mi piace pensare che tu sarai un compagno di giochi migliore. Quali sono i miei buoni propositi? Diciamo che ce n’è uno che mi sta particolarmente a cuore e per cui spero vivamente di trovare la forza necessaria ad attuarlo e tutelarlo: voglio pensare a me stessa. Si hai capito bene, voglio diventare egoista, una stronza egoista concentrata sulla propria persona e basta. Perché, in tutta franchezza, si vive meglio, eccome se si vive meglio, per il semplice fatto che l’unica persona da cui ci aspettiamo qualcosa siamo noi stessi. Non ci riveliamo all’altezza delle nostre aspettative,bene arriva la delusione, una delusione che però non sarà mai sofferenza lancinante, dubbio e vuoto ma semmai rabbia, ferocissima rabbia, da cui ricavare ancora più forza per andare avanti. Non mi scorderò mai un capodanno di qualche anno fa…c’era in ballo un giochino stupido per cui bisognava evidenziare pregi e difetti di ciascun partecipante…una delle mie migliori amiche di sempre, una persona a cui voglio un gran bene e che mi ha accompagnato per tutta la vita, mi ha guardato e col dispiacere negli occhi mi ha detto “Eva…il tuo più grande difetto è che sei troppo buona!” . Non voglio più esserlo…basta pensare agli altri perché gli altri non penseranno mai a te…è una regola matematica, il numero di buone azioni e la quantità di affetto che tu indirizzi a qualcuno che ritieni meritevole sono inversamente proporzionali a ciò che riceverai. Tanti, troppi calci nel culo, tante, troppe lacrime sprecate, merito di meglio già solo per il fatto di aver sofferto tanto…nessuno si merita di star male.

Per cui zaino in spalla, un paio di forbici, un pettine, un manuale di diritto e via che si parte…com’è che si dice in questi casi?

2015 NUN TE TEMO!

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NIGERIA

Ieri mi è capitata una cosa molto strana…facendo la strada che affianca il mercato, quella che ormai conosco come le mie tasche in tutte le sue imperfezioni ed angolazioni, ho visto una bambina, avrà avuto la mia età, con una bambola in mano…si proprio una bambola, di pezza con i capelli rossi, come quelle che si vedono nelle figure dei giornali in cui accartocciano la carne o in braccio alle bimbe dalla pelle chiara che ogni tanto ci vengono a fotografare sulle jeep, insieme ai loro papà e mamma. Ma quella bambina era come me e sorrideva uscendo dal mercato col suo regalo tra le braccia…ho provato invidia, gelosia, anche io voglio una bambola tutta per me con cui giocare. E’ stato allora che mia madre mi ha afferrato con forza per un braccio, scaraventandomi contro un muro, “non dimenticarti che tu sei prescelta per qualcosa di più grande, per qualcosa che va al di là del materiale, delle cose…tu ci devi salvare dagli impuri, tu agisci in nome dell’ eterno ed è per questo che non devi perdere di vista il tuo compito”.  So che ho una grossa responsabilità e so anche che devo ringraziare il signore per l’onore concessomi ma…non posso fare a meno di pensare a quella bambola, due bottoni come occhi e il vestitino a fiori. Penso anche che magari, entrando al mercato oggi, prima di tutto, posso provare a cercarne una uguale….voglio solo toccarla. Papà poco fa mi ha ricordato che non posso cambiare percorso, “devi andare senza esitazioni…pensa alla pace eterna e alla tua fortuna”, ma se ora facessi quella piccola deviazione, al di là dei controlli e della folla accalcata, sarebbe davvero così sacrilego? Ci saranno le bambole dove sto andando, e le biciclette, i cani o la mia amica del cuore? Un soldato mi sta urlando contro qualcosa ma non riesco ad ascoltarlo, penso proprio di aver riconosciuto la bambina di ieri dietro le sue spalle e ha con se quella bellissima…

BUIO

Io sono Charlie

Quando avrò dei figli credo che il primo insegnamento, aldilà di come stare seduti a tavola o lavarsi i denti prima di andare a letto, sarà “non permettete mai a nessuno di tapparvi la bocca, perché la bellezza del mondo sta nella varietà delle opinioni che vi dimorano e nel confronto tra esse”. Quello che è successo ieri non ha scusanti, spiegazioni plausibili, definizioni; non si parla di conflitto tra religioni o di offese razziste nei confronti di minoranze culturali, qui si tratta di pazzia, megalomania, di malattia.

Chi ha fatto irruzione nella sede di Charlie Hebdo, ammazzando a sangue freddo dodici persone, non ha agito in nome di un Dio, di un credo condiviso, ma in preda ad un raptus omicida che nulla ha da spartire con Maometto, Allah, Buddha, Cristo o chi per esso.

Torniamo agli anni ’60 e anziché mettere fiori nei nostri cannoni, mettiamo parole, parole ed ancora parole, perché non c’è arma più potente contro l’ignoranza e la crudeltà del mondo. E ricordate: ogni penna, matita o voce che spezzerete ne produrrà altre cento sempre più alte, sempre più potenti. Io sono una “Charlie’s angel” e lo sarò sempre!

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Gusto zombie o antilope?

Ci sono due modi per affrontare le difficoltà: disperarsi, autocommiserarsi e piangersi addosso tutte le lacrime del mondo, oppure rimboccarsi le maniche e non perdere mai la speranza e il suo dolce sorriso. Finisco ora di vedere la prima stagione di “The walking dead”: lo stomaco è leggermente provato, il battito del cuore accelerato e probabilmente mi si palesa davanti una nottata impegnativa. Ammetto che di fronte ad un’invasione di zombie zoppicanti e sanguinolenti non sarei in grado di mantenere lo stesso autocontrollo di un attore hollywoodiano, passare da una vecchina senza metà viso ad una doccia calda come se fossi appena uscita dalla lezione di yoga pomeridiana, ma riconosco che un po’ di esercizio di razionalizzazione e identificazione della gravità reale delle situazioni mi servirebbe. Sono infatti un soggetto ansioso, molte volte i medici mi hanno catalogata così analizzando le mie più strane forme di somatizzazione dello stress; non dico di affrontare tutto come se non esistesse più un domani, ma il mio livello di pessimismo cosmico è elevato e costante. Eppure è pieno il mondo di persone apparentemente stupide ed ingenue che si rivelano poi, ad una seconda analisi più approfondita, semplicemente positive. Nombeko è una ragazza sudafricana, nata in una baraccopoli, cresciuta in un bunker, vissuta con una bomba atomica in una fabbrica abbandonata, finita come ambasciatrice di nuovo in terra madre. Un’alzata di spalle e via, davanti alla droga, alle latrine, alla prigionia, alla sfiga prolungata. Ecco, ovviamente la metafora di Jonas Jonasson nel suo “L’analfabeta che sapeva contare” è portata ai massimi livelli contemplabili, ma il messaggio ultimo rimane efficace: take it easy! Dovremmo imparare a prendere le situazioni per quello che sono, non fasciarci la testa prima di rompercela (come dice sempre il mio nonno), mantenere la calma e viva la fiamma della speranza. Si può quindi sperare che lo zombie per oggi preferisca un pacchetto di cookies anziché il nostro braccio, così come si può credere fermamente nel fatto che spedire una bomba atomica al posto di 10 kg di carne di antilope non sia un errore diplomatico così grave come potrebbe sembrare.

E dire che ce l’ho anche tatuato su una spalla, don’t worry be happy; forse è proprio la posizione ad avermi fregato…

Meglio in fronte?

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